La Val D'orcia

di Marco Soragni (2008-06-21)

La Val d’Orcia è una terra luminosa e pulita nella quale il carattere agricolo della sua economia e il persistere dei suoi abitanti in attività legate alla terra o alla lavorazione di materie prime del luogo, hanno salvaguardato il rapporto uomo-ambiente, elevandolo ad una dignità quasi ovunque sconosciuta. Questa valle è un luogo poetico e accattivante, lo scenario, armonico nella sua naturale simmetria, si rapporta ovunque, in una dolcezza morbida di linee collinari, alla verticale maestosità dell'Amiata, una montagna fonte di acque limpide e di energia vitale e vegetale. I colori netti delle argille sterili o dei tufi dorati si dividono sulle colline, la vegetazione si fa scura attorno ai fossi e risale fitta sotto alle rocche o ai castellari, quasi dispensatori di ordine alle file dei vigneti e alle schiere argentee degli olivi. La solarità, il vuoto, la luce, goduta da lassù, possono variabilmente suscitare nell'osservatore gioia o ansia, sintonia armoniosa o senso di solitudine, difficilmente l'indifferenza, la Val d'Orcia è un continuo fuggire di colline senza interruzioni visibili, variamente modellato da torrenti, calanchi, mammelloni e biancane che corrono sempre a riannodarsi fra loro nel colore cinerino della creta. La via Francigena, snodandosi in mezzo a questa natura bella ma ostile, per secoli permise ai suoi piccoli centri di crescere sull'orgoglio e la fierezza di una popolazione antica, usa a condividere i sogni, le arroganze e le utopie di uomini potenti e famosi. In Val d'Orcia una civiltà agraria, che non si è mai arresa al progresso, accoglie gli ospiti come un tempo i viandanti ed i pellegrini e li fa testimoni attivi e partecipi di una sperimentata e sincera convivialità. Intatta da punto di vista paesaggistico con 5 paesi fa parte di un sistema territoriale chiamato “Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d’Orcia” che mira alla conservazione del patrimonio artistico di questi comuni che ne fanno parte: Castiglion d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia.

PIENZA, piccola città del senese,è un esempio raro di urbanistica rinascimentale portata a compimento,definita la città ideale, la sua collocazione al centro della val d’Orcia,bellissima e intatta dal punto di vista paesaggistico, fa parte di un sistema territoriale chiamato “Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d’Orcia” che mira alla conservazione del patrimonio artistico dei comuni che ne fanno parte: Castiglion d’Orcia, Montalcino, Pienza,Radicofani e San Quirico d’Orcia. Il centro di Pienza fu trasformato da Papa Pio II nel Rinascimento, egli progettò di trasformare il suo borgo natale in una città ideale del Rinascimento, ci sono molte cose belle da vedere, tra cui il Palazzo Piccolomini che è stata la dimora dei discendenti di Pio II fino al 1968,all’interno di questo palazzo c’è anche un cortile con un giardino che si affaccia sulla val d’Orcia e sul Monte Amiata; la Pieve di Corsignano che è il luogo dove fu battezzato Pio II, ha una torre cilindrica e un portale decoratoci temi mitologici e fantastici,sul lato di un altro portale è scolpito un presepe stile Bizantino.

MONTEPULCIANO. E’ costruita lungo una cresta di calcare, ad un altezza di 605 metri da livello del mare, il paese è circondato da mura e fortificazioni, è conosciuto per l’imponenza dei suoi palazzi rinascimentali, la bellezza delle sue chiese e per il famoso Vino Nobile,molto apprezzato a livello internazionale. Il centro urbano si sviluppa lungo un corso che sale la collina aggiungendo la piazza. Ci sono diversi luoghi da visitare tra cui il tempio della Madonna di S.Biagio, Palazzo Budelli, la chiesa di S. Agostino, il Palazzo Comunale, il Palazzo Tarugi (bel esempio di architettura cinquecentesca) infine il Duomo che fu edificato tra il 1592 e 1630 con la facciata incompleta.

MONTALCINO. Dall’alto dei suoi 567 metri domina la campagna circostante, arroccata su un colle la magnifica Fortezza trecentesca, nei suoi vicoli oltre a botteghe artigiane, caffè, da vedere sono il Palazzo Comunale, il Palazzo Vescovile che ospita i musei di Montalcino, poco fuori città presso Castelnuovo dell’Abate, si trova l’abbazia si Sant’Antimo, infine ci sono numerosi castelli. Montalcino vive di molte anime, patria di quel BRUNELLO che è stato definito il migliore e più celebre vino italiano.

SAN QUIRICO D’ORCIA. Altro paese che fa parte di quel sistema territoriale chiamato “ Parco Artistico, Naturale e Culturale della Val d’Orcia, situato a 409 m di altezza, dal 1016 possesso dei monaci dell' Amiata, fu poi fatta sede di vicariato da Federico I. Cosimo III la concesse in feudo (1677) al cardo Flavio Chigi con il titolo di marchese. Restò a un ramo dei Chigi fino all'abolizione della feudalità. Tra le chiese sono notevoli quella di S. Maria Assunta (sec. XII), la collegiata, risalente al sec. VIII, possiede anche resti di mura medievali e rinascimentali. A San Quirico d'Orcia nel sec. XVIII i Chigi installarono una fornace che produsse ceramiche che presero il nome dalla cittadina, nella frazione Vignoni è presente un castello antico, il Castello di Vignoni, prima residenza dei Salimbeni nel XII secolo, e successivamente dagli Amerighi dal XIV secolo.
Il paese ha un panorama bellissimo tutt'intorno. Da vedere assolutamente nel territorio di San Quirico d'Orcia i famosissimi Horti Leonini. Costruiti nel 1581 su un terreno regalato a Diomede Leoni, prendono il nome dal loro proprietario. Gli orti hanno mantenuto la propria struttura originaria, costituendo un esempio di classico giardino all'italiana e un modello di sistema a parco ripreso nei secoli successivi.Il giardino, si divide in due zone, quella inferiore artificiale, e quella superiore naturale. La zona inferiore è recintata da muri e da lecci secolari.

CASTIGLIONE D’ORCIA, è un comune di 2.505 abitanti della provincia di Siena. Situato al centro della Val d'Orcia, a poca distanza dalla strada statale Cassia, arroccato su una collina, propaggine della pendice settentrionale dell'Amiata, a lato della valle, comprende anche la frazione di Rocca d'Orcia, borgo medievale situato su un colle roccioso impervio sopra il quale svetta la Rocca di Tentennano (o Tintinnano). Si hanno notizie del centro dal 714 quando era certamente possedimento degli Aldobrandeschi e aveva il nome di Petra. Nel 1252 divenne Libero Comune, ma la sua indipendenza durò al massimo un secolo; nel 1274 venne incluso nella Contea di Santa Fiora con la spartizione dei possedimenti della famiglia Aldobrandeschi. Nel Trecento si sa con certezza che era già possedimento di Siena, che successivamente la concesse a famiglie potenti in cambio di favori di natura finanziara, come i Piccolomini prima e i Salimbeni successivamente, che usarono Castiglione d'Orcia proprio come una delle basi per la loro rivolta contro i senesi. Successivamente Castiglione passò in mano ai fiorentini, che nel 1605 la affidarono ai nobili bolognesi della famiglia Riario. Il monumento più conosciuto all'interno del territorio comunale di Castiglione d'Orcia è senz'altro la torre della Rocca di Tentennano, questo imponente cassero è posto sulla cima di un colle calcareo che svetta sullaVal d'Orcia e sovrasta il piccolo borgo medievale di Rocca d'Orcia. La rocca fu da sempre un insediamento strategico per le sentinelle che sorvegliavano la Val d'Orcia tra il IX e il XIV secolo. Fu teatro di un duro scontro fra la famiglia dei Salimbeni e la Repubblica di Siena, la quale riuscì a riottenerla nel 1408. Dopo altri due secoli di utilizzo come punto di vedetta, la rocca fu di nuovo teatro dell'ultimo scontro che la vide protagonista, nel XVI secolo fra senesi e fiorentini. Da notare che in entrambe le battaglie la Rocca fu conquistata solo grazie a tradimenti delle forze che la presidiavano. Sebbene molte persone ritengano la Rocca di Tentennano parte integrante del paese di Castiglione d'Orcia, è giusto sottolineare che storicamente i due borghi, per quanto vicini, hanno sempre seguito vicende storiche ben distinte, almeno fino al 1777, anno in cui il Comune della Rocca è stato fuso con quello di Castiglione. Altra rocca importante è quella Aldobrandesca, sulla sommità di Castiglione d'Orcia, che "guarda" quella di Tentennano, mentre di notevole interesse artistico sono la Piazza il Vecchietta, è situata nel cuore del centro storico ed è sede del Comune: in pendio e lastricata con un acciottolato in pietre non lavorate, ha al centro una pozzo in travertino del XV secolo. All'interno del palazzo del comune è conservato un affresco di scuola senese (Madonna con Bambino e due Santi) proveniente da Rocca d'Orcia. Altri monumenti da visitare sono la chiesa di Santa Maria Maddalena e la pieve dei Santi Stefano e Degna. Fra i luoghi di culto vanno segnalati inoltre la chiesa e la grotta di San Filippo Benizi, la chiesa di San Biagio, la chiesa della Compagnia di San Giovanni Battista, la chiesa della Madonna delle Querce, la chiesa della Madonna delle Grazie di Manno, la chiesa di San Sebastiano, la chiesa di San Simeone e l'eremo del Vivo con la pieve di San Marcello e l'oratorio di San Bartolomeo.
RADICOFANI. Questo piccolo comune situato a 783 mt sul livello del mare, deve la sua notorietà alla Rocca (896 m.) che lo sovrasta. Essa fu fondata, intorno al IX secolo, dai Carolingi e un documento risalente al 978 attesta che fu acquistata dai monaci dell’Abbazia di San Salvatore sull’Amiata, i quali mantennero la proprietà dell’edificio e del sottostante borgo fino al XII secolo. Un’ importante intervento di rafforzamento, fu voluto da Papa Adriano IV nel 1154, in occasione della venuta a San Quirico d’Orcia del Barbarossa. Per un breve periodo, padrone della Rocca fu il celebre bandito Ghino di Tacco, originario di Torrita di Siena, utilizzò la Rocca come rifugio per un paio d’anni. La sua figura è ricordata da boccaccia nel Decamerone e da Dante nel Purgatorio, divenne un personaggio molto celebre come figura di brigante e gentiluomo. Ci sono vari monumenti interessanti, il Palazzo Pretorio, La Pieve Romanica di San Pietro, La Chiesa di Sant’ Agata, il Palazzo della Posta che successivamente fu trasformato in locanda dove sostarono Dickens, Stendhal e i Papi Pio VI e Pio VII.

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